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La guerra delle donne


-di VALENTINA BOMBARDIERI-

8 settembre 1943- 25 aprile 1945. Scorrendo le righe di un libro di storia sfugge l’intensità di questo intervallo temporale. 595 giorni. Giorni di guerra, di ansie, di paure, di rinascita e di resistenza. La Resistenza fu per molti una scelta. Una scelta di vita. E fu una anche storia di donne.

Donne coraggiose ma per troppo tempo dimenticate. Storie di “Resistenza taciuta”. Laura Wronowski Fabbri, la nipote di Matteotti, combatté in Liguria nelle brigate di Giustizia e Libertà. Scrisse: «Al comandante dissi di trattarmi come uno dei suoi uomini: gli stessi diritti, gli stessi doveri. E così fece. Quando scendemmo per la sfilata al termine della guerra, a me toccò il compito di confezionare e distribuire i fazzoletti della nostra formazione. A me, che fino ad allora avevo condiviso la vita, la fame, il freddo, la fatica, la disillusione di tutti. Era finita la guerra, eravamo tornate donne».

La Resistenza non fu solo lotta armata e meno che mai lo fu la Resistenza delle donne. Ci fu la quotidiana resistenza dei lavoratori, soprattutto femminili, della Philips, che sfidarono gli occupanti tedeschi e che scioperarono tra il 1 e il 5 marzo 1945.

Ci fu la quotidiana resistenza e il quotidiano esercizio di coraggio delle “staffette”, cioè coloro che superavano le linee tedesche per portare i messaggi da una parte all’altra dei fronti di combattimento. Ci fu la quotidiana resistenza di chi soccorse partigiani, fuggiaschi e perseguitati e di chi, donna coraggiosa, li ospitò nella propria casa, non curandosi delle conseguenze ben note, se solo i Tedeschi le avessero scoperte.

Sono storie. Fatte di nomi e di cognomi. Claudia Ruggerini, partigiana garibaldina, che rischiò la vita per trasmettere informazioni da San Vittore ai partigiani e per assicurare riconoscimento e sepoltura ad Eugenio Curiel.

Sono storie di coraggio. Tina Anselmi, sconvolta dalla vista di un giovane gruppo di partigiani impiccati si unì alla Resistenza. Tina divenne staffetta della Brigata Autonoma “C.Battisti” e del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà.

Storie di scelte. Vittoria Nenni, terzogenita di Pietro Nenni, entrò a far parte della Resistenza francese. Arrestata dalla Gestapo, con l’accusa di aver stampato e diffuso manifestini antinazisti e di avere svolto, soprattutto negli ambienti universitari, “propaganda gollista antifrancese” fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz dove morì. Avrebbe potuto salvarsi, rivendicando la nazionalità italiana. Non lo fece, decidendo di morire coraggiosamente.

Storie di donne di ogni ceto sociale. Nilde Iotti, partecipa attivamente alla Resistenza organizzando i “Gruppi di difesa della donna” che raccolgono indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani e si adoperano per portare messaggi, custodire liste di contatti, preparare case-rifugio, trasportare volantini, opuscoli e anche armi. Teresa Mattei e la sua celebre frase: “L’unica volta che mi misi del rossetto fu per mettere una bomba“.

Storie di riconoscimenti. Vera Vassalle, coraggiosa staffetta insignita della Medaglia d’oro al valor militare.

Sono tante storie. Che meriterebbero tutte di essere raccontate. Di essere insegnate. Non solo storie di donne ma anche di mamme e di spose, che con amorevolezza e cura collaborarono tanto quanto gli uomini alla liberazione del nostro paese.

Sono storie di combattenti, di 35 mila donne. Di 70 mila che fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d’oro al valor militare.

Oggi è il giorno per ricordare ciò che è stato il movimento partigiano per la liberazione dal nazifascismo. Per non dimenticare gli orrori della guerra. Per raccontare quel pezzo di storia fatto da ragazzi e ragazze, uomini e donne che insieme ci hanno restituito la libertà. Ed è anche il tempo di tornare ad amare un pezzo della nostra vita, forse uno dei pochi in cui se non tutti, molti, si sono sentiti veramente italiani, rifiutando aberranti revisionismi (i morti sono uguali ma le ragioni non sono identiche) e inaccettabili rimozioni. Esistiamo oggi perché altri riuscirono a Resistere allora.

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