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Il massacro siriano sotto gli occhi di un mondo impotente


 

A Khan Sheikun in Siria si è consumato un nuovo massacro. La morte è arrivata dal cielo (un attacco aereo); le armi chimiche (gas come il Sarin) sono state lo strumento diretto. Angela Merkel l’ha commentato nell’unica maniera possibile: un crimine di guerra. L’Onu ha a sua volta reagito nella maniera rituale: una riunione del consiglio di sicurezza che con grande probabilità deciderà di non decidere. Anzi, come ha affermato l’inviato delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, bisogna compiere tutti gli sforzi per individuare i responsabili. Che, obiettivamente, non sono proprio misteriosi.

In molti puntano il dito contro Bashar al-Assad, l’uomo che per difendere il suo insanguinato potere ha deciso di trasformare il Paese in un grande cimitero e uno sterminato campo di battaglia in cui ogni protagonista gioca la propria personale partita con la motivazione di annichilire l’Isis. Fa un po’ sorridere (amaramente) il fatto che Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, due campioni della libertà e della democrazia, abbiano conversato telefonicamente e che il secondo abbia concluso che “un tale attacco disumano è inaccettabile”. Pulpiti al di sotto di ogni sospetto visto che l’uno e l’altro sono i principali sponsor di Assad, che il secondo, il turco, all’Isis non è che sia particolarmente interessato mentre è molto più sensibile alla possibilità di dare la caccia ai “terroristi” che più lo infastidiscono, cioè i curdi. E il primo per interessi geopolitici è legato ad Assad a doppio filo: l’uno non può fare a meno dell’altro.

Il dramma della Siria è scivolato in questo “buco nero” per interesse di alcuni e scarsa attenzione o determinazione di altri. E poi ci sono le necessità di bottega. Donald Trump accusa Obama per il fatto di non essere intervenuto quando avrebbe dovuto ma di sé e delle sue scelte non dice niente forse perché questa vicenda tira direttamente in ballo i rapporti tra Putin e Assad: decisamente un terreno scivoloso per un leader che aveva puntato a rendere più “amichevole” le relazioni con Mosca. Quel massacro ripugna la coscienza civile ma sottolinea anche la debolezza di leadership internazionali che hanno sopportato, accettato e in alcuni casi sostenuto un presidente che non esita a sterminare il suo stesso popolo provando poi a declinare le responsabilità sostenendo che a fare uso di gas sono “i terroristi e coloro che li appoggiano”. I “terroristi” per Assad non sono solo quelli dell’Isis ma anche gli oppositori del regime che in buona parte controllano Khan Sheikun. Insomma, si sarebbero bombardati da soli con il gas. Ci sarebbe da ridere, se la situazione non fosse da piangere

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