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UE: a Roma la festa dell’insignificanza


-di MAURIZIO BALLISTRERI-

E’ sembrata quasi la “Festa dell’insignificanza”, descritta nell’omonimo romanzo di Milan Kundera, la celebrazione a Roma del 60° del Trattato istitutivo della Comunità economica europea (Cee). E sì, perché proprio come nell’opera letteraria dello scrittore ceco naturalizzato francese, i leaders politici dei 27 paesi dell’Unione europea sono apparsi leggeri come una piuma che all’improvviso cadono dall’alto soffitto di una sala ove si balla, senza alcuna capacità di tracciare un sentiero e di lasciare un’impronta.

La dichiarazione finale dell’incontro in Campidoglio è sembrata proprio fotografare l’insignificanza, senza alcuna indicazione circa la direzione di marcia dell’Europa, divisa tra due diverse e contrastanti prospettive, con in comune solo la rivendicazione di appartenenza alla comune identità del Vecchio Continente secondo il modello paneuropeo, multiculturale e multietnico, del barone Nikolaus di Coudenhove-Kalergi: la prima di un’Unione federale, con la cessione di altre quote di sovranità nazionale ad un livello politico sovranazionale, secondo l’idea che fu lanciata con il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni; la seconda che prevede un secco ritorno all’esclusiva potestà dei singoli Stati su tutte le materie e concepisce un’Europa intergovernativa di tipo confederale, che ha come unico elemento di integrazione il libero mercato di beni e servizi, senza le rigide regolamentazioni di Bruxelles, come invocato a suo tempo da Margaret Thatcher. Prospettive contrastanti che si intersecano con altre divisioni profonde in Europa: i paesi dell’Est che contestano l’ondata migratoria voluta da quelli dell’Ovest; tra il Nord ricco e il Sud impoverito; tra l’ordoliberalismo dei partiti popolari e la rivendicazione dei diritti sociali dei socialdemocratici o, almeno, di alcuni di essi, invero con molta più forza sostenuta da papa Francesco.

Rispetto a questa evidente antinomia di prospettive, che ha trovato nelle vie e nelle piazze di Roma, da parte dei diversi cortei di manifestanti sabato 25 marzo, federalisti, europeisti per i diritti sociali, sovranisti, antagonisti, una realistica rappresentazione, è mancata la capacità di indicare un percorso che conduca a scelte condivise, nonostante la dinamica geopolitica proponga con carattere emergenziale per la tenuta anche di una minima prospettiva europea, il mix tra Brexit, ondate neopopuliste e l’isolazionismo e il protezionismo di Trump negli Stati Uniti.

L’unica certezza per l’attualità è che dopo le celebrazioni di Roma la Germania ha ottenuto, ancora una volta ciò che pretendeva e, cioè, un’Europa a velocità differenziate e a cerchi concentrici, in cui esercitare vieppiù la propria egemonia con l’austerity e l’euro succedaneo del vecchio marco, ma ciò non costituisce una risposta positiva al processo europeo, anzi ne può costituire un ulteriore elemento di disgregazione.

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