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Se su un treno ripensando a Luciano Lama…


-di GIANMARIO MOCERA-

Sono in treno per Roma, stavo leggendo un articolo su ENI, ENEL e Poste Italiane e il programma di privatizzazioni della Cassa Depositi e Prestiti, come noto maggior azionista per conto dello Stato di queste grandi società, quando ad un tratto il mio pensiero si è rivolto a me stesso, my self, bellissima parola inglese. Ho pensato che ero su questo treno ad alta velocità, ben consapevole di capire non solo quello che c’è scritto sull’articolo, ma capire anche gli aspetti tecnici di un’operazione finanziaria complessa, ho capito che se oggi sono in questa condizione di privilegio, devo ringraziare tantissimo la mia CGIL, il mio primo faro Luciano Lama.

Ero poco meno di un uomo, giovane operaio della Milano metallurgica, immediatamente catapultato degli anni della crescita, dalla fabbrica al movimento dei lavoratori.

Anni 70, pieni di fermenti, una società in ebollizione, continuamente stravolta dalle bombe fasciste e dagli agguati mortali delle Brigate Rosse, in quel clima, con un affresco torbido e turbato continuamente, la mia generazione cresceva, lottava, voleva il cambiamento.

Per molti l’incontro con il sindacato fu folgorante, io fui uno di quei ragazzi, coinvolto e consapevole dei limiti personali rispetto alla grandezza dei problemi e alla grandezza dei dirigenti sindacali della mia epoca.

La differenza tra le cose che sapevo e le tante che non sapevo, mi hanno indotto a studiare, leggere come mai avevo fatto, il confronto continuo, la discussione, l’apprendimento, facevano parte di un modo naturale di stare nell’organizzazione, c’era in tutti noi un fermento ideale poderoso, una fiamma ardeva nelle nostre menti, continuamente impegnate a leggere, studiare libri e consumare block notes, allora non c’erano i computer e la scrittura era quella tradizionale, con penna e carta, poi si passava alla macchina da scrivere e poi ancora al ciclostile.

Sono passati tanti anni e da poco più di un anno sono in pensione e la CGIL come l’ho sempre vissuta sta diventando un ricordo, non solo perché è cambiata, ma proprio perché non ci lavoro più, mi dedico ad altro, sempre per la mia sinistra alla quale appartengo.

Penso, in questo breve viaggio, mentre il treno si avvicina alla meta, che mi piace ed è bello portare ancora un contributo al movimento democratico e socialista, aggiungo liberale, perché in questi anni ho studiato e apprezzato i libri di Luigi Einaudi e il pensiero liberale; mi serve per tenere la mente allenata, per non cadere nell’oblio, una sorta di auto-aiuto per rimanere attivo nel movimento democratico.

La sinistra, un concetto un po’ cambiato rispetto al 1980, quando presi convintamente e con orgoglio, la tessera del Partito Comunista “italiano”, metto tra virgolette l’aggettivo italiano, per non confondere l’altro comunismo, quello che non mi è mai appartenuto: era Enrico Berlinguer che mi piaceva.

Mi piaceva l’idea di comunismo italiano, diverso da quello Sovietico, la mia anima era più liberale, ascoltavo musica che inneggiava alla liberta, freedom, e l’America non era un tabù, per me lì c’era un sacco di bella gente.

Oggi su questo treno vado a Roma in Fondazione Pietro Nenni, un grande uomo, un mega socialista italiano, uno dei Padri della nostra Repubblica, una figura importante che comincio a conoscere meglio; già a conoscere meglio, forse è questo uno dei grandi problemi degli uomini: spesso non conosciamo bene le cose e le persone, steccati ideologici e culturali ostacolano la reciproca conoscenza.

Gli anni che sono passati, i cambiamenti della società hanno dipanato il groviglio che teneva strette le persone alle ideologie, oggi pensare a regimi totalitari è una follia, anche se nascono con l’intento di salvare i popoli dallo sfruttamento dei tiranni e per chi sa quale benefico obiettivo. Ma son sempre regimi illiberali, capaci di trasformarsi e nascondersi dietro slogan mendaci per attirare chi vuole credere alle soluzioni semplici e non ha né la voglia, né gli strumenti per approfondire.

Oggi incontrerò Giorgio Benvenuto Presidente della Fondazione Pietro Nenni e Antonio Maglie, Direttore della rivista “L’articolo1” e responsabile del Blog della stessa Fondazione, da qualche mese collaboro con loro, ho scritto il mio primo articolo sulla rivista e diversi ancora sul blog, una collaborazione nata per caso, un incontro in un convegno, la sintonia nelle idee e nell’azione ci ha accomunato.

Parecchi anni fa, qualcuno e qualcosa accese le menti di molti di noi, sono state le grandi Donne e i grandi Uomini della nostra storia, la loro idealità e la capacità di trasmettere forza e affidarci il testimone della libertà, della democrazia, della emancipazione dei popoli, del socialismo. Fu un regalo formidabile, eravamo orgogliosi e consapevoli dell’importante compito, gravati da un lascito senza precedenti; continuare la strada dei Padri, insegnare a nostra volta, alle nuove generazioni il bagaglio di conoscenze che abbiamo accumulato, senza dimenticare di immedesimarci negli occhi dei giovani, entrare nella loro condizione, capirne gli stimoli e comprendere anche le qualità che sono capaci di esprimere.

Trasmettere continuamente come una radio, non è sufficiente, è un lavoro molto parziale, ci devono essere anche ricezione, accoglienza, un luogo fisico ed ideale, dove i fermenti e la crescita vengono coltivati, niente più che coltivati.

Se saranno bellissimi fiori, lo vedremo, dipenderà dalle condizioni che saremo capaci di creare, contenitori di idee, sindacati, partiti, movimenti anche se profondamente cambiati e ridimensionati possono essere ancora i campi dove seminare e far crescere progetti e idee. Noi, da buoni coltivatori, acqua e concime non dobbiamo mai farli mancare.

Grazie Fondazione Pietro Nenni.

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Informazioni su fondazione nenni ()
Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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