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E se il Vietnam tornasse nello Yemen?


-di FEDERICO MARCANGELI-

Il 28 Marzo 1973 cade in Vietnam una delle città chiave per il conflitto di quegli anni con protagonisti gli USA. Stiamo parlando di Da Nang, una delle città più popolose del paese e strategicamente posta al centro della nazione.

Da quel momento in poi la guerra prese una piega assolutamente favorevole al Nord, rendendo impossibile qualsiasi tipo di contrattacco. Si pensi che solo dalla succitata città scapparono 300.000 profughi, impauriti dall’avanzata nemica.

Questa conquista, insieme a quella di altri punti strategici, spianò la strada verso Saigon.
La percezione di una sconfitta imminente era nell’aria, tanto che già i primi Americani lasciarono il centro da fine marzo (proprio in concomitanza con la caduta di Da Nang).
Da inizio aprile l’evacuazione statunitense fu più massiccia, lasciando il Vietnam del sud in balia dell’avanzata comunista.

Il dimissionario “presidente” sudista Thieu pronunciò un duro discorso contro l’operato degli USA, sottolineando il comportamento disumano tenuto dalla potenza.
Il 27 Aprile cominciò il vero dramma per la popolazione di Saigon. La città fu colpita da 3 razzi NVA e quindi il presidente Kissinger avviò l’operazione Frequent Wind.
L’ambasciatore ed il personale dell’ambasciata (americano e vietnamita) vennero evacuati attraverso degli elicotteri CH-53 e CH-46, vista la distruzione dell’aeroporto cittadino.
Le navi di appoggio nel Mar Cinese della “United States Navy” riuscirono ad accogliere centinaia di profughi ed americani, anche grazie alla “clemenza” della contraerea Nord-Vietnamita, che consentì un’evacuazione piuttosto pacifica (volendo scongiurare ulteriori interventi statunitensi).

22.294 vietnamiti filo-USA furono trasportati in salvo, mentre circa 30.000 mila furono uccisi al momento della conquista della città da parte del Nord. Tutto questo a causa di una lista di collaboratori “locali” lasciata in ambasciata dalla CIA.

Il disastroso bilancio di questa ventennale guerra parla di: 4 Milioni di civili uccisi (cifre non concordi ma queste sono le più accreditate), 1 milione di soldati vietnamiti, 58.000 soldati americani caduti ed oltre 300.000 feriti o mutilati.

Tutta questa operazione aveva il solo scopo di influenzare il processo di “potere” di uno stato.
Un parallelismo può essere fatto con l’attuale conflitto in Yemen, facendo le debite proporzioni in termini di “numeri” e di presenza sul territorio degli americani.
Anche in questo caso un Governo appoggiato dagli USA (che sembra intenzionato ad aumentare la sua presenza sul campo) ed Arabia Saudita (e da alcune potenze del Golfo Persico), combatte da due anni una guerra civile per il controllo di un territorio. I morti civili oscillano tra i 7.000 ed i 16.000, per la maggior parte causati dalla coalizione filo-americana (secondo “L’alto commissariato delle nazione unite per i diritti umani”).
È certamente il caso di interrogarsi anche su questo conflitto spesso dimenticato. Una guerra civile “giovane” che ha già causato molte vittime e che è sulla “buona strada” per diventare uno di quei nodi difficilmente sbrogliabili della geopolitica mondiale.

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