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Go Beyond: “Di reddito e solitudini”


 

-di ISMAELE DE CRESCENZO-

I temi trattati nel terzo appuntamento di “GoBeyond” ci consegnano degli spunti di riflessione importanti. Le forme del lavoro e le conseguenti tipologie contrattuali si uniscono con le significative novità dettate dallo “smart working”. Enza Bruno Bossio, Guglielmo Loy, Lucia Grossi hanno espresso un interessante punto di vista circa l’universalità dei diritti, in particolare del reddito. E proprio il tema del reddito garantito o reddito di cittadinanza, o reddito minimo (alla parola reddito sono stati associati, nel tempo, svariati appellativi, spesso per puri “distinguo” politici) ha segnato i lavori della conferenza. Ma in realtà appare interessante che anche all’interno del Pd si inizi a discutere seriamente di diritto al reddito, che anche all’interno delle mozioni congressuali appaiano, dopo anni, richiami al concetto di “piena occupazione” o lavoro minimo garantito. Insomma, più Keynes e meno Marchionne verrebbe da dire.

Diversa però è la realtà. Se da un lato è in essere una discussione sulla strutturale mancanza di lavoro, dall’altro non si ha ancora il coraggio di affermare che le risorse potenziali per redistribuire reddito ci sono. Del resto non è certo facile immaginare, per assurdo, un articolo 1 della costituzione italiana recitare: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul reddito”. Il problema è prevalentemente antropologico, oltre che di cultura politica. Siamo ancora immersi dentro le logiche dell’austerity, dei vincoli affermatisi dentro i pareggi di bilancio in Costituzione, delle manovre lacrime e sangue più o meno imposte. Vita dura, quindi, per le riscosse neokeynesiane o per le narrazioni critiche all’attuale sistema socioeconomico, almeno nel campo del progressismo politico e sindacale.

A una sostanziale difficoltà strategica di tale campo si contrappone invece il racconto tossico dei populismi, in ascesa ovunque e ai quali non riusciamo a contrapporre una strategia convincente. L’Europa quindi, per essi, si trasforma in incubo, da valore a disvalore. E la rinascita di idee nazionaliste, protezionistiche e identitarie prende piede dentro la crisi sistemica dell’Unione europea, mai realmente capace di percorrere la strada dell’integrazione, perlopiù capace di vagheggiare solo il sogno spinelliano di Ventotene. Credo che la risposta sia invece nel coltivarlo quel sogno, di non mollare agli allarmi populistici delle semplificazioni ruffiane. Mettere in campo un’agenda di proposte, a tutti i livelli, per fare dell’Europa una comunità capace di mettere in campo politiche comuni sui grandi temi come il reddito, ma anche su energia, ambiente, immigrazione. E l’ansia per il lavoro che non c’è fa il paio con la solitudine che esso provoca. Proliferazioni delle forme contrattuali e sillogistica disarticolazione dei soggetti sociali di riferimento, sia per i partiti della sinistra che per il sindacato. La crisi delle organizzazioni politiche e sindacali è il prodotto di questa atomizzazione, di una disgregazione drammatica che si perde e si liquida nelle sbornie performative da social network. E mi viene in mente Baumann quando, in “Homo consumens”, descrive i centri commerciali come luoghi “super reali”, ossia falsi, oltre la realtà, in qualche modo. E così i social network assurgono al ruolo di psicofarmaco sociale: emozioni forti e protagonismo, pensieri trancianti e demagogia, rabbia e frustrazione.

Un cocktail esplosivo che ben descrive il perlopiù generale rifiuto della complessità. E invece noi dobbiamo insistere sul terreno del reale, sulla sua analisi e avere la pazienza di articolare una risposta, anche e soprattutto attraverso le testimonianze pratiche, le idee e le considerazioni di quella generazione, gli under 40, che oggi sono sottoposti a livelli di precarizzazione dell’esistente mai visti prima. Con “GoBeyond” abbiamo la possibilità di essere dentro un laboratorio “alto”, un luogo laico e democratico di discussione ed elaborazione che, ne sono convinto, non rimarrà fine a se stesso. Concludo questo mio breve contributo ricordando le parole di Giorgio Benvenuto, che credo abbia descritto lo spirito del seminario: “quando la Uil si è interrogata sulle modifiche che stavano investendo il mondo del lavoro e del sindacato, per comprendere e riorganizzarsi, ha chiamato il sociologo De Masi”. Nella stessa maniera, credo, oggi noi possiamo dare un contributo, certo non al pari di De Masi, ma almeno con la medesima passione ed impegno.

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