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La lingua di Grillo: tiranno? No, garante



-di ANTONIO MAGLIE-

“Fidatevi di me”. È il nuovo verbo di Beppe Grillo in virtù del quale ha cancellato una consultazione online (massima espressione di democrazia secondo la vecchia vulgata pentastellata) per la scelta del candidato sindaco di Genova. Il “garante” ha ritenuto l’indicazione degli “iscritti certificati” sbagliata, ha provveduto a organizzare una nuova consultazione e alla fine ha imposto il “suo” candidato, il migliore a suo insindacabile giudizio. E sul Blog ha spiegato che lui da garante deve assicurare il rispetto delle regole dimenticando, evidentemente, che in democrazia l’unico giudizio insindacabile è quello di chi vota ed elegge (il famoso concetto di sovranità popolare).

Il caso, per quanto minimo, ripropone una riflessione proprio sull’uso del web nell’era della democrazia tecnologica. Si riteneva, qualche anno fa che internet avrebbe assicurato una espansione della democrazia. Le cose in realtà sono andate diversamente: le proteste di Gezi Park in Turchia hanno condotto all’affermazione del regime autoritario di massa di Erdogan; in Libia le speranze si sono trasformate in una guerra infinita per bande; in Siria le proteste anti-Assad prima hanno dato vita a una feroce repressione, poi a una guerra ricca di interpreti e alla fine probabilmente alla salvezza di un dittatore sanguinario; in Egitto piazza Tahir prima ha prodotto la vittoria elettorale dei Fratelli Musulmani poi lo scivolamento in una dittatura militare; la Tunisia si è salvata ma tra grandi rischi.

Il web non ha ampliato l’area della democrazia ma in compenso si è rivelato uno strumento efficacissimo nelle mani di personaggi dalle pulsioni autoritarie, da Trump a Wilders allo stesso Putin. Evidentemente, in questi anni decisamente ansiogeni, internet attraverso i social media funziona da collettore dei risentimenti e delle paure personali; le persone, in carne e ossa, nello spazio virtuale si rassicurano aggregandosi tra affini. Chi non lo è, resta fuori, crea altri circoli o viene criminalizzato, diffamato, insultato. E in quest’ultimo caso entra in ballo una vecchia abitudine umana: la denuncia anonima, la lettera senza mittente. Nei giornali ne arrivavano ogni giorno: venivano normalmente cestinate e oppure, quando erano particolarmente circostanziate, si trasformavano in inchieste e in quel momento non erano più anonime. Nel web questa pratica è più agevole: non si corre il rischio di essere cestinati e per giunta si gode pure di una certa impunità.

In questo quadro il “fidatevi di me” di Grillo appare perfettamente coerente con questa evoluzione del linguaggio. È l’appello a una concezione fideistica dell’azione politica. Ma la fede non è una categoria della democrazia, semmai della religione. E quando la religione ispira un sistema di governo, come nelle teocrazie, le libertà finiscono per evaporare. La mente onnisciente che impone il suo punto di vista per il “bene di tutti” rivendicando il monopolio del governo o del comando, nella catalogazione classica della scienza politica si definisce “tiranno”. Certo poi si può anche modificare la linguistica, dichiararsi garanti o farsi proclamare tali da una claque ossequiosa, ma la sostanza non cambia.

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