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Perché i debiti sovrani vanno ristrutturati


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-di MAURIZIO BALLISTRERI-

Alla fine la Germania della “Cancelleria di ferro” imporrà l’ ”Europa a due velocità” e, con essa, la fine di ogni prospettiva federale, con un’Unione di tipo confederale. Se questo sarà è indispensabile rivedere da subito l’austerity che sta strangolando i cittadini italiani e di molti paesi europei, cancellando la camicia di Nesso dei parametri di Maastricht, il debito pubblico in primo luogo.

Non è un’eresia economica affermare, infatti, che nella storia dell’economia si sono verificati periodici annullamenti dei debiti sovrani, per non portare in rovina le popolazioni e per rinnovare le basi di un’economia produttiva.
Il caso più famoso? Certamente quello della Nazione di Frau Merkel, con l’annullamento pressoché totale dell’ingente debito verso l’estero della Germania, a causa delle pesanti sanzioni imposte ai tedeschi dopo la sconfitta nella prima e nella seconda guerra mondiale. La Conferenza di Londra del 1953 infatti, decise di azzerare quasi integralmente, da parte delle Nazioni vincitrici, i debiti della Germania, con l’importante opera svolta da Herman Josef Abs, grande banchiere un tempo al fianco di Hitler. Il miracolo economico della Germania Federale prima e di quella riunificata dopo il crollo del Muro di Berlino affonda le radici in questa decisione economica internazionale, che rispondeva anche e soprattutto, ad esigenze di geopolitica.

Avvenimento ricordato, invano, dal governo greco di Alexis Tsipras, a fronte della posizione draconiana della Germania sul debito pubblico ellenico e sulla severa politica economica, basata sui tagli sociali, imposta dalla Troika.

Ciò che non si dice è che nessuno degli attuali debiti sovrani potrà mai essere ripagato. Peraltro, sono proprio i paesi più ricchi a livello globale, che hanno i debiti pubblici, ma anche privati, maggiori: Stati Uniti, Giappone, Cina e in Europa la Germania, che predica rigore ma ha un debito pubblico pari a 2.284 miliardi di euro, superiore a quello dell’Italia.

E’ chiaro, dunque, che le maggiori economie del mondo sono fondate sul debito, ma la loro stabilità deriva dalla capacità di generare ricchezza, di cui il Pil è solo uno degli strumenti di misurazione. Appare necessario superare questa finzione economica e dichiarare che non si potranno mai ripagare questi enormi debiti sovrani, se, almeno, non si blocca la loro corsa: è il costo degli interessi che lo Stato paga ai suoi creditori, per lo più di natura istituzionale, che autoalimenta la crescita costante del debito.
Se si guarda il bilancio dello Stato italiano si vedrà come gli interessi sul debito pubblico costituiscono la terza voce di spesa dopo pensioni e sanità.

E allora, perché non promuovere una conferenza internazionale sulla ristrutturazione dei debiti sovrani?

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