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Gli Usa di Trump: meno soldi a sanità, lavoro, istruzione


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-di DONATELLA LUCENTE-

Nel 2017, il populismo americano ha un miliardario alla presidenza degli Stati Uniti. La domanda è perché molti americani onesti hanno votato per lui considerando le grandi lotte portate avanti per rimettere il governo nelle mani della gente comune? L’America, stanca dei trucchi di poteri, ha risposto di pancia: finalmente il giusto leader che ci proteggerà, che non sprecherà le nostre risorse per difendere gli altri paesi, che si preoccuperà dei nostri posti di lavoro, e fondamentale con la sua indifferenza al politically correct, restituirà i valori tradizionali al popolo americano.

Nei giorni scorsi, in nome di American First, Trump ha presentato al Congresso Usa, in appena 53 pagine (Jimmy Carter 101, George W. Bush 193, Clinton 145, e Obama 134), la sua lista dei desideri, ossia la proposta di budget per il 2018. Una vera e propria dichiarazione di guerra a tutti i programmi contro l’establishment politico americano e mondiale, contro il partito democratico americano, e contro tutti quelli che non hanno sostenuto la sua candidatura alle presidenziali.

I tagli più pesanti sono andati all’ambiente (-31%), al Dipartimento di Stato e quindi alla diplomazia (-29%), all’agricoltura (-21%), Dipartimento del Lavoro (-21%), alla sanità (-18%), commercio (-16%), istruzione (-14%), lo sviluppo urbano (-13%), trasporti (-13%), Dipartimento degli Interni (-12%), le energie rinnovabili (-6%), piccole imprese (-5%), Dipartimento del Tesoro e della Giustizia (-4%).

È ormai chiaro, come Trump stesso ha ribadito molte volte durante la campagna elettorale, che il settore militare è strategicamente molto più importante per la sicurezza nazionale rispetto a tutti gli altri settori che vengono definiti non di difesa. Infatti, il presidente oltre ai tagli draconiani ha elaborato consistenti aumenti che non hanno precedenti nella storia americana: Dipartimento degli Affari dei Veterani ( +9%), Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (+7%), Dipartimento della Difesa (+ 9%).

Ovviamente, la presentazione del bilancio da parte dell’amministrazione di Trump, è soltanto una proposta, ora spetterà ai lavori dei parlamentari trasformare il profilo delle sue priorità, in progetto di legge per poi ottenere la maggioranza dalla Camera e dal Senato.

Nel frattempo, la questione chiave è capire se e per quanto tempo l’agenda legislativa di Trump sarà ostacolata dai suoi oppositori. Non vi è alcuna garanzia che gli sforzi della sua amministrazione troveranno un equilibrio tra mantenimento delle promesse elettorali indifendibili e le esigenze di una corretta forma di governo e buona amministrazione. Obamacare è un test illuminante.

Le scuole di pensiero sul futuro di Trump sono molteplici. Nessuno ha ancora ben chiaro se siamo di fronte a uno stratega che la sa lunga, o più semplicemente a persona sostanzialmente impreparata.

Una vecchia storiella, sempre buona, racconta del pazzo che, contromano in autostrada, guarda intorno pensando di essere circondato da matti …

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