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La rivoluzione di Trump come la rivoluzione russa


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-di HAROLD JAMES*-

PRINCETON – Il centenario della Rivoluzione Russa quest’anno coincide con la rivoluzione di Trump negli Stati Uniti, che a sua volta ha seguito la rivoluzione della Brexit nel Regno Unito. Come i bolscevichi nel 1917, i movimenti politici che stanno dietro Trump e Brexit si considerano l’avanguardia di una rivolta internazionale o ciò che l’ex leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito Nigel Farage chiama una “grande rivoluzione globale.”

Ma i ribelli di oggi dovrebbero prendere in considerazione le lezioni della storia. La rivoluzione russa ha avuto un enorme tributo in vite umane e benessere. Lenin fu un pioniere politico che capì che i movimenti rivoluzionari si concentrano su uno stato amministrativo impopolare ma fondamentale ai fini amministrativi e burocratici.

I nuovi movimenti rivoluzionari, come il bolscevismo, si ribellano contro quello che vedono come un ordine internazionale oppressivo e limitante. Per Lenin, questo ordine era rappresentato dalle potenze occidentali che avevano trascinato la Russia nella prima guerra mondiale contro la Germania e contro i propri interessi.

In un recente discorso alla Conservative Political Action Conference, Stephen Bannon, capo stratega di Trump, ha dichiarato che “la decostruzione dello stato amministrativo” è appena cominciata. Indipendentemente da come si categorizza il programma interno di Trump, è chiaramente una risposta a un mondo in cui un principio di apertura per merci estere, capitali e persone, coesiste con un complesso sistema di regolazione di questi flussi. Le merci straniere sono soggette a norme nazionali di sicurezza; i flussi di capitale sono gestiti da controlli sul credito bancario; e la migrazione è limitata da una serie di controlli e condizioni.

Il trumpismo promette di rendere la vita più semplice, meno regolamentata, e per sbarazzarsi dei condizionamenti internazionali, promette ai cittadini una vita liberata dai lacci della classe amministrativa. Si tratta di una proposta allettante per molti cittadini comuni che trovano la globalizzazione complicata e sconcertante. La maggior parte delle persone, poi, sono frustrate dalla burocrazia.

Nel caso di Brexit, i sostenitori originali “dell’uscita” hanno tracciato un confine tra il “popolo” e gli “esperti” e hanno invocato lo smantellamento di gran parte dell’apparato statale britannico al cui interno gli “esperti” sono apparentemente sistemati.

Una volta che i rivoluzionari sono al potere, ben presto arrivano a ritenere di essere boicottati da un profondo stato di cose dedito alla conservazione che ostacola il dispiegamento della volontà del “popolo”. Così, il Foreign Office britannico viene messo alla berlina per essere in sintonia con i tecnocrati dell’Unione europea; e i servizi di intelligence degli Stati Uniti sono accusati di consegnare informazioni a una stampa descritta come “il nemico del popolo.”

Questa stessa dinamica caratterizzò la rivoluzione russa. I dipendenti pubblici –chinovniks– erano il nemico dichiarato; la paura che la burocrazia potesse impedire la piena realizzazione della rivoluzione, rafforzò l’idea che un partito rivoluzionario dovesse soppiantare del tutto lo stato preesistente.

La prima rivoluzione del 1917 rovesciò lo Zar Nicola e creò un governo provvisorio che, guidato dal leader socialista Alexander Kerensky, si rivelò essere un blip di transizione. Lenin descrisse Kerensky come la “balalaika” suonata dal vecchio ordine, per continuare a ingannare gli operai e i contadini. Ma la seconda rivoluzione che portò Lenin e i bolscevichi al potere determinò la nascita di un regime che non era meno vulnerabile alle accuse di tradimento.

La lezione è che i rivoluzionari si ritrovano davanti a un dilemma di difficile soluzione dopo aver preso il potere. Se la rivoluzione continua a ritmo sostenuto, si disintegrerà in incompetenza, disillusione, frenetici caccia alle streghe, e un ciclo ricorrente di violenza. Ma se la rivoluzione viene interrotta, i suoi leader saranno smascherati come delle persone che parlano senza sapere.

* Project Syndicate, 13 marzo 2017

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