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La televisione che in-Gabbia il cervello


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-di GIANMARIO MOCERA-

Raramente guardo programmi televisivi e ieri mi è capitato di vederne uno scorcio, quanto basta per spegnere nel giro di breve tempo, il programma: la gabbia.

Non era cominciata male e sembrava che si potesse ascoltare qualcosa di serio, il tema era l’accoglienza dei migranti, i protagonisti di questo iniziale duetto: David Parenzo e Maria Giovanna Maglie.

Dopo un breve disguido, con garbo chiarito, i due giornalisti hanno, più o meno, condiviso che dietro il buonismo sull’’immigrazione, si celano nella realtà le peggio cose, almeno quelle relative ai fatti acclarati dalle indagini della magistratura come per Mafia Capitale o la gestione che hanno tenuto alcune cooperative sull’accoglienza dei profughi. Parenzo stava parlando di condizione delle persone, intere famiglie che scappano da conflitti, dalla morte e Maria Giovanna Maglie condivideva preoccupata questa cosa, quando, tutto d’un tratto una brusca virata del regista sui fatti di Napoli ha portato via la scena ai due giornalisti.

Appare Matteo Salvini, arrabbiato come un bambino dell’oratorio che ha subito un torto privato pure del prete a cui raccontarlo, che rivendicava il diritto a parlare anche a Napoli. Finito Salvini lo schermo, si divide in due, uno a sinistra e uno a destra, due nuovi interlocutori, di cui non ricordo i nomi, iniziano a dibattere con spinta animosità sull’argomento, sovrapponendosi in audio e in video, della Maglie e di Parenzo e dei loro argomenti, non c’è stata più traccia. Ho spento.

Fantastico, grande esempio di giornalismo televisivo, ma mi chiedo hanno senso programmi così? Per me no, tuttavia c’è molta gente che li guarda ancora e attraverso questi format pseudo-informativi si forma delle opinioni.

Lo share di programmi tipo la gabbia sembra in discesa, però noto che quelli rimasti mantengano, e in alcuni casi aumentano, i toni litigiosi. E’ facile dire che questa TV non mi piace, ho spento, ma gli elementi negativi sono tantissimi, possiamo anche cercare di elencarli: in assoluto si privilegia lo scontro, la lite, le ragioni di ognuno urlate, il merito e la vera informazione è secondaria; mi chiedo: perché?

Perché un regista, un giornalista decide, con gli autori, di scrivere una trasmissione così?

Dipende dal proprietario? Dagli inserzionisti? Dallo share? Tutte queste cose e probabilmente anche altre, ma il risultato che si ottiene è una trasmissione che aumenta le opinioni conflittuali, nel caso de la Gabbia, mi è parso, che il regista, il conduttore, visto i toni iniziali decenti e di garbo tra Maglie e Parenzo, abbia rapidamente cambiato lo scenario.

Forse mi sbaglio ed era in scaletta, ma il risultato è sbalorditivo, come si fa a fare un televisione così, come si può, apprendere, ragionare, quando si mettono più interlocutori con caratteristiche tipo Sgarbi “de noantri” a confronto, ma cosa vuoi che venga fuori. Un cazzo, forse direbbero loro.

Vorrei offrire anche un’altra lettura, presa imprestito da Chomski in un decalogo, sulle politiche della distrazione, punto 7: Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità, far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù, la qualità dell’educazione, (in questo caso televisiva) data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile.

Probabilmente il punto 7 del decalogo di Chomscki non è del tutto appropriato, ma si presta a una riflessione sulla voluta mediocrità dei programmi televisivi, non c’è nessuno sforzo da parte degli autor televisivi a costruire un minimo comun denominatore, le emittenti hanno i propri target, e quelle che hanno qualità sono spesso agli ultimi posti dello share: la qualità è una nicchia, come se fosse un bene di lusso che si acquista in Montenapoleone a Milano o in Via Condotti a Roma, accedono solo pochi privilegiati.

E’ così mi sono perso un pezzo che mi aveva tenuto attento e disponibile all’ascolto e ho cominciato a scrivere…

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2 Commenti su La televisione che in-Gabbia il cervello

  1. Lo spettacolo che offrono è imbarazzante e l’informazione inesistente e incomprensibile.

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  2. Fabrizio Vitali // 16 marzo 2017 alle 16:07 // Rispondi

    Ho smesso da tempo di guardare certi spettacoli, fra cui quello citato nell’articolo è il peggiore.

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