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“Masaniello” De Magistris non salverà così il Sud

17/06/2014 Roma, trasmissione televisiva Ballarò, nella foto Luigi De Magistris, sindaco di Napoli

Trasmissione televisiva Ballarò

-di ANTONIO MAGLIE-

Seguendo con un minimo di attenzione le gesta del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, vengono immediatamente in mente due versi di una canzone di Pino Daniele: “Masanielle è crisciuto, Masanielle è turnato”. Perché il sindaco interpreta alla perfezione una antica anima meridionale: quella “ribellista”, rumorosa, anche giustificatamente rumorosa, ma alla resa dei conti sterile perché incapace di disperdere nel terreno in maniera organica e sistematica le giuste sementi per far crescere una trasformazione profonda e duratura. Un atteggiamento che trova una indiretta corrispondenza in un’altra pratica: quella del meridionalismo piagnone che, nel momento in cui si compromette con il potere, si trasforma in quello che Beniamino Finocchiaro (socialista pugliese, ex presidente della regione e della Rai, allievo di Gaetano Salvemini) definiva con una semplice locuzione: “Meridionalismo a contratto”. Nel primo caso ci si appaga con la manifestazione catartica del malessere; nel secondo caso con la contemplazione dei torti subiti. Nell’uno e nell’altro caso il Sud resta quello che è, da anni, compreso un peggioramento della situazione progressivo e inesorabile.

Chi scrive non è certo nato al Nord, viene da una città non lontanissima da Napoli, probabilmente più semplice ma non tanto più semplice. Il modo in cui il sindaco ha utilizzato il caso Salvini è esemplificativo di un “masaniellismo di maniera” che in realtà non aggiunge né toglie nulla, non sana né aggrava, finendo così per essere un inutile sfoggio di ribellismo, buono per conquistare qualche voto, per rivitalizzare il mai sopito “lazzaronismo”, ma inconcludente dal punto di vista concreto. De Magistris da “cavaliere bianco senza macchia e senza paura” ha deciso che Salvini per gli insulti rivolti in tempi passati a Napoli non doveva mettere piede in città. Si può anche concordare; in fondo non è che il “sovranista di verde abbigliato” abbia mostrato un gran rispetto cantando: “Senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani”, con tutto quel che segue, armato di birra e circondato da un’allegra compagnia di secessionisti convertiti ora al sovranismo.

Però i napoletani sono persone intelligenti, hanno alle spalle secoli di elaborazione culturale, non hanno bisogno di un “maestrino”, di un precettore o di una balia per decidere come comportarsi nei confronti di un signore che gira per il Sud con intenti evidentemente strumentali. Chiudergli i confini non è possibile: l’Italia al momento è una e il Regno delle due Sicilie, per quanto rimpianto ancora da qualcuno nel Mezzogiorno, è roba passata, molto passata.

Ma poi c’è anche dell’altro. Sul fatto che Salvini sia un provocatore, che la sua visione della politica evochi immediatamente l’immagine di un cassonetto pieno di spazzatura non significa che intorno a quel cassonetto sia poi tutto rose e fiori. Insomma, non è solo il capo della Lega a offendere Napoli e il sud: forse, in un’altra maniera, più subliminale, la città è stata offesa dal medico dell’ospedale Loreto Mare che invece di intrattenersi in corsia andava a giocare a tennis (ed è da escludere che si tratti di un caso isolato, non solo nei nosocomi ma in generale in molti uffici pubblici); gli esponenti della malavita organizzata che sparano al mercato di Forcella ferendo una bambina non è che trattino il Sud molto meglio di chi se ne ricorda solo perché punta a guadagnare qualche consenso al di sotto della linea gotica; l’indifferenza piuttosto diffusa nei confronti dei valori civici e del bene comune, retaggio della storica visione (fondatissima) di uno stato lontano (i regnanti che arrivavano da altri paesi, il Savoia che non realizzava una unificazione ma una annessione e poi prendeva con i suoi gendarmi mezzo mondo meridionale a schioppettate per sradicare il brigantaggio producendo qualcosa di molto simile a un genocidio, Giolitti che si guardava bene dallo scendere al di sotto di Roma), può sicuramente essere nascosta dirottando l’attenzione verso altri “bersagli” ma resta lì a condizionare la costruzione di un solido progetto di riscatto. Un Sud consapevole delle sue grandi potenzialità e realmente orgoglioso della sua storia e della sua cultura, di un piccolo incidente della quotidianità come Salvini se ne fregherebbe e il tempo perduto a sbattergli inutilmente una porta in faccia lo utilizzerebbe per edificare le condizioni di un futuro diverso. Ecco perché il Masaniello che ritorna non aiuterà Napoli e, di conseguenza, il Sud a uscire da questo stato di fatalistica rassegnazione (altro tratto caratterizzante della storia meridionale). Perché non ci si può accontentare, come cantava Pino Daniele, di vivere un solo giorno da leone

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1 Commento su “Masaniello” De Magistris non salverà così il Sud

  1. BUONGIORNO VOGLIO SOLO DIRE ALL’AUTORE CHE I NOSTALGICI PER UNA EVENTUALE SEPARAZIONE SECONDO ME CHE VIVO “IL MARCIAPPIEDE” SONO LA MAGGIORANZA DEGLI EX DUOSICILIANI.

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