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8 marzo: la rivoluzione culturale che attendiamo

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-di FEDERICA PAGLIARINI-

Quest’anno la festa della donna non ha portato con sé solo i “tradizionali” festeggiamenti tra mimose e dolci, ma anche un grande sciopero da parte di tutte le donne. Sono scese in piazza contro la violenza e il precariato. Lo sciopero ha coinvolto tutto il mondo, da Roma, a Bologna fino ad arrivare a New York e Buenos Aires. Lo slogan usato è stato “Insieme siam partite, insieme torneremo. Non una di meno”. Vogliono diritti e parità, cosa che sembra non esistere soprattutto a livello di stipendi a parità di mansioni. Grazie a degli studi statistici, si è visto come le donne guadagnino molto meno dell’uomo e i divari sono anche molto evidenti. Non manca poi il problema della precarietà, più duro per le donne e le violenze fisiche che aumentano di giorno in giorno.


Ma è giusto scioperare? A prima vista sembra ricalcare le battaglie combattute negli anni Settanta quando nacque il movimento femminista in Italia (anche se in quel caso sarebbe meglio parlare di manifestazioni e non di scioperi). Nel mondo di oggi dove la politica non è salda e compatta e dove la cultura è ad un livello ancora troppo basso, lo sciopero risulta quasi sterile.

Negli anni Settanta le femministe manifestavano e si battevano per la nascita di leggi che valorizzassero e aiutassero la donna nella società. Tanto hanno ottenuto (la legge sull’aborto è una delle più importanti), ma la maggior parte delle volte queste conquiste vengono sabotate nella quotidianità. E la cosa è sconcertante. Ultimamente è girata la notizia di una donna di Padova che, per vedere attuata la pratica dell’aborto, ormai legalizzata, ha dovuto girare tantissimi ospedali prima di incontrare un dottore non obiettore di coscienza. La legge c’è, ma sembra essere tornati indietro, di tantissimi anni.

Solo nel momento in cui si riuscirà a cambiare coscienza e a immettere un po’ di cultura moderna, allora si potrà parlare di sciopero concreto che porti a dei risultati evidenti. Tutte le tematiche per cui ci si è battute (violenza, discriminazione, aborto…) cessano di esistere solo quando la cultura le sostiene. E questo si può avere con una maggiore educazione, prevenzione e soprattutto con un diverso approccio da parte dei mass media che nell’era tecnologica hanno una grande importanza.

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