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“Libero” ma non di insultare la dignità umana


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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

“Patata bollente”. Un titolo di cattivo gusto sulla prima pagina del quotidiano “Libero”. Sotto la foto della sindaca di Roma Virginia Raggi. Allusivo, di quella allusività da bagni pubblici. Senza mezzi termini: vomitevole. Perché un conto è la critica politica, anche aspra (che i pentastellati, comunque, faticano ad accettare), altro conto sono questi calembour volgari, da spogliatoio sportivo maschile.

La solidarietà arriva da ogni partito politico, come è giusto che sia. Perché una cosa è la polemica, sana e necessaria in un Paese democratico. Cosa ben diversa sono gli attacchi lugubramente sessisti. Attacchi che offendono la libertà di opinione, oltre all’educazione e al buon gusto. Noi siamo per la libertà di stampa, fondamento essenziale di ogni democrazia. Consideriamo pericolose le liste di proscrizione di Di Maio, i “tribunali popolari” di Grillo, gli aizzamenti di Di Battista contro i giornalisti in una piazza popolata da ambulanti. Ma la democrazia pone dei limiti. A tutti. Ai potenti (e i pentastellati oggi lo sono) che non devono intimidire; e ai giornali che devono criticare nel merito senza usare il dileggio, l’insulto (sessista o razziale), l’offesa, la volgarità. Questa deriva porta solo allo sfaldamento di una comunità, al degrado morale prima ancora che politico.

A certe performance decisamente poco edificanti, “Libero” non è nuovo (ad esempio, non si è mai peritato di cancellare dal suo sito gli insulti sessisti dei lettori contro la Boldrini). La libertà di stampa non è questa. Anzi, non è questa l’informazione degna di un Paese civile. E forse, il presidente dell’Ordine, Iacopino, invece di scrivere lettere, farebbe bene ad attivarsi per fare un po’ di deontologica pulizia.

Si può non condividere la linea politica della Sindaca di Roma, si possono sollevare dubbi sul fatto che abbia fatto decisamente poco in questi otto mesi, si possono non condividere idee e programmi del Movimento 5 stelle. Ma qui siamo ben oltre: siamo nel campo del dileggio della dignità umana. E questo con la politica e con l’informazione non ha proprio nulla a che spartire

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