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Stritolati dai debiti: ecco perché


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-di GIANMARIO MOCERA-

Nella mia attività di consumerista, termine in uso per indicare coloro che si occupano della informazione e della tutela dei cittadini consumatori, ho spesso notato diversi fenomeni di distorsione del mercato, tra le quali il delicato rapporto tra debito e credito.

Negli ultimi anni questo rapporto ha intrappolato, spesso, molti cittadini in una fatale morsa debitoria provocando fallimenti, sequestro di beni primari come la casa. La situazione è stata così grave che non pochi sono stati i casi di suicidio.

Come ampiamente dibattuto la crisi iniziata nel 2008, ancora non finita, ha messo in luce la difficoltà strutturale del Paese: infrastrutture arretrate, mercati produttivi che si spostano altrove, poco tessuto industriale d’eccellenza, valore aggiunto medio delle imprese sceso in modo significativo, poca propensione agli investimenti e non per ultimo, un sistema bancario molto provato dai vincoli di capitalizzazione chiesti dalle normative europee, con l’aggravante di sistemi di controllo, Banca D’Italia, Consob, non efficaci; un insieme di fattori che non ci hanno aiutato e non ci aiutano.

Poche righe di premessa per introdurre l’altra faccia della medaglia; il sistema, anche se pur sinteticamente introdotto, ha provocato una profonda crisi del reddito, milioni di cittadini hanno cambiato la propria condizione economica e sociale.

I dati che osserviamo ci restituiscono una fotografia difficile della vita economica degli individui e delle famiglie, la poca disponibilità di reddito ha spostato intere “classi” sociali in una condizione di indisponibilità economica inedita fino a un decennio fa.

La cosa paradossalmente è che in questa condizione di difficoltà il livello di alcuni consumi, grazie al ricorso al debito, è rimasto inalterato per diversi anni.

Da una parte il debito al lungo termine come per l’acquisto della casa, debito assunto magari da più di decennio, con condizioni economiche e sociali diverse e visto soprattutto come forma di risparmio e di accumulo. Dall’altra il debito per acquistare automobili, elettrodomestici, arredamenti, telefonini, apparecchi informatici di ogni genere, viaggi, la spesa e altre cose ancora, “ tutto in comode rate” seduto a casa tua! Del resto non si poteva fare altro per comprare beni.

Come scrive Maurizio Lazzarato nel suo libro “ la fabbrica dell’uomo indebitato” “…sono state create le premesse per impadronirsi dell’organizzazione del tempo degli individui.”

Siamo di fronte a un nuovo paradigma, in realtà non è nuovo, oggi si è palesato è diventato evidente, il ruolo del consumatore si è “evoluto” sino ad essere parte integrante del valore della ricchezza in circolazione, questo è anche dovuto a un’ euforia e una propensione all’acquisto che parte, a mio avviso, dall’adozione dell’euro.

Le nuove modalità di accesso al credito, i pagamenti on line, le carte di credito, le carte di debito, le carte revolving e ne dimentico altre, sono forme di pagamento che rompono il rapporto con il vecchio sistema bancario e con le regole creditizie che hanno normato da sempre il sistema nella valutazione del soggetto al quale concedere un credito.

L’euforia legata all’introduzione della moneta europea, una situazione economica non eccessivamente sfavorevole, hanno indotto gli italiani a fare debito, inizialmente per la casa, bene storico (le banche finanziavano anche il 100%), ma a seguito sono stati contratti più di uno di questi finanziamenti, per diversi anni si è incitato, consigliato agli italiani di comperare, acquistare; a tal proposito ricordo una pubblicità del Ministero dell’Economia in tv che invogliava e ringraziava per gli acquisti!

Le cose però, nella realtà sono diverse dalle patinate pubblicità “progresso” del Ministero dell’Economia, la crisi del sistema Paese, la crisi del 2008 hanno messo a nudo una realtà difficile da accettare, ma vera.

Abbiamo il cittadino medio indebitato, senza che ci siano le condizioni economiche occupazionali e sociali per assolvere al debito o ai debiti contratti.

Il fenomeno dell’indebitamento e del sovraindebitamento è molto delicato e doloroso e le sue dimensioni iniziano ad avere importanza, non solo statistica, ma anche politica economica.

Nel 2012 I ‘Esecutivo guidato dal cenatore a vita Mario Monti, introdusse una normativa molto interessante nella Legge 3, “disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione della crisi da sovraindebitamento.”

È introdotta nel nostro ordinamento la possibilità che un piccolo artigiano, o un individuo possa accedere alle procedure concorsuali, nella parte relativa al concordato. Si tratta di una novità assoluta che accoglie altri ordinamenti simili in Europa.

E’ importante, si tratta di una normativa molto interessante, da sperimentare e monitorare, ma offre al cittadino, che è incorso in una situazione di sovraidebitamento, le premesse le per non subire ingiunzioni di pagamento o sequestro di beni, ed estinguere il proprio debito. In alcune sentenze è stato riconosciuto anche il sovraindebitamento incolpevole, demandando all’erogatore del credito la responsabilità di aver concesso lo stesso credito ad un soggetto non “bancabile” si direbbe in gergo.

Da anni osservo le pagine dei grandi quotidiani nazionali, e ho visto come nel tempo gli annunci dei Tribunali per le vendite all’asta degli immobili sequestrati abbiano assunto dimensioni imponenti. Decine di pagine di annunci, migliaia di cittadini che hanno perso la casa perché non hanno più un reddito e non hanno potuto pagare.

La crisi economica del Paese ha evidenziato questi elementi di grave criticità, una popolazione frammentata e diversa da nord a sud, un grosso debito privato e anche pubblico difficile da pagare, la caduta del risparmio e dei consumi in maniera rilevante. Ci sono delle evidenze incredibili, la stagnazione dei prezzi al libero mercato sono lo specchio di una profonda crisi, l’unica cosa che aumenta di prezzo in questo Paese sono le utenze semi/pubbliche e oligopoliste di gas, luce e carburante.

E’ sempre molto strano osservare come la ricchezza si polarizzi sempre di più in poche mani e le diseguaglianze aumentino in modo esponenziale, tanto quanto aumenta il debito dei cittadini e quello pubblico.

Il nostro debito è il nostro specchio, ormai distorto dall’aumento delle disparità, chi tantissimo e chi poco è niente.

Siamo in assenza di politiche economiche di lungo respiro, è il debito è un grande problema da non sottovalutare, non è vero che la crescita o l’aumento del PIL generano ricchezza, casomai la polarizzano. Sono le politiche redistributive che possono calmierare o ridurre gli effetti di una forbice diventata insostenibile per evitare la croce di un debito infinito, capace solo di impegnare il nostro futuro.

 

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2 Commenti su Stritolati dai debiti: ecco perché

  1. Dante Goffetti // 10 febbraio 2017 alle 14:44 // Rispondi

    condivido pienamente

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  2. La legge 3/2012 come la legge fallimentare dalla quale sostanzialmente deriva non si è ancora dimostrato uno strumento adeguato ad affrontare il sovraindebitamento dei micro imprenditori che una volta costituivano la classe media del Bel Paese.

    Ne sono prova le continue variazioni che l’hanno resa quantomeno applicabile non più di un anno e mezzo fa e gli scarsi risultati ottenuti.

    Per come sono formulati i diversi istituti, si presta ad essere utilizzata solo da quelle persone passate, per un insieme di eventi negativi, da uno stato di benessere ad uno di completa indigenza.

    Dal negozio aperto alla saracinesca chiusa per sempre.

    Per quelli che, per bravura, fortuna o una combinazione di queste due condizioni, sono ancora nelle condizioni di lavorare ma devono far fronte a debiti che non sono sostenibili per l’attuale situazione reddituale, esistono strumenti, tecnologie e metodi differenti, lasciati alla libera iniziativa privata, che sono più efficaci e meno costosi (bisogna considerare i costi impliciti) delle procedure fallimentari proposte dalla legge 3/2012.

    Soluzioni che oltre ad essere più efficaci, sono più rapide ed hanno un impatto minore sulla condizione patrimoniale dell’indebitsro e sulla sua possibilità di ritornare ad essere, qualora lo volesse, un soggetto finanziabile.

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