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Romania e corruzione: il popolo fermò “l’aministia”


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-di MAGDA LEKIASHVILI-

Vi ricordate? Poco fa il parlamento Russo aveva votato per depenalizzare la violenza domestica. Nessuna protesta da parte dei cittadini o gruppi politici contro questa iniziativa legislativa. Invece la gente scende in piazza in Romania. La protesta non riguarda la violenza domestica, ma la depenalizzazione di alcuni reati di corruzione contro la quale si sono ribellati circa trecentomila manifestanti.

La prima fimmata della protesta viene innescata attraverso i social network, Facebook in particolare, ma nei giorni seguenti le strade di Bucarest sono piene ben oltre gli appelli attraverso il web. Non solo nella capitale: la gente protesta scende in piazza in altre cinquanta città della Romania. Alla fine vincono i cittadini. Ieri, infatti, il primo ministro, Sorin Grindeanu, ha annunciato che abrogherà il decreto che avrebbe sostanzialmente depenalizzato alcuni atti di corruzione. I manifestanti hanno legittimamente festeggiato.

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Non vorrei dividere la Romania. In questo momento, a causa delle manifestazioni la Romania sembra essere divisa, ma non era mia desiderio arrivare a tutto questo”- dice il capo del governo spiegando che l’obiettivo del provvedimento non era quello di fare sconti ai corrotti ma di alleggerire il sovraffollamento delle carceri depenalizzando alcuni reati.

Ma quale era l’oggetto della decreto rimasto in vigore per poco più di una settimana? I reati di corruzione che producevano danni dal punto di vista del valore economico al di sotto di 48.000 dollari, non avrebbe portato in galera i colpevoli. Una scelta che ha indignato la popolazione rumena che non ha creduto alle giustificazioni del primo ministro anche perché il presidente del partito social democratico (lo stesso da cui proviene il capo del governo) Liviu Dragnea, ispiratore di questa legge, è attualmente sotto inchiesta per abuso di potere e ha potuto ottenere la sospensione condizionale della pena che gli era stata inflitta (due anni di carcere) per un illecito commesso in occasioni delle elezioni. Secondo l’opposizione, invece, il decreto mirava solo a mandare in libertà alcuni alleati politici già condannati per corruzione. Secondo Reuters, oltre 2000 casi di abuso di potere sono attualmente in fase di studio da parte dei procuratori anti-corruzione.

Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker, dopo le manifestazioni ha espresso le sue preoccupazioni aggiungendo che la lotta alla corruzione deve essere proseguita non bloccata.

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I cittadini rumeni sono stati i primi in quell’area a manifestare contro provvedimenti che si presentano come un’amnistia generale per i reati di corruzione. Un paio di anni fa, nel 2013, la Bulgaria, un altro paese membro dell’Unione Europea si guadagnò gli onori della cronaca. Decine di migliaia di persone organizzarono quotidianamente cortei e manifestazioni contro il governo, denunciando la corruzione della politica, la diffusione della criminalità organizzata, la gestione non trasparente dei servizi pubblici e l’alto tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile.

Scendere in piazza e manifestare pacificamente rimane ancora oggi uno dei veri principi della democrazia, grazie al quale i cittadini riescono a difendere i propri diritti.

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