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“Socialmente pericolosi”:la realtà in forma di film


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-di STEFANIA CONTI-

Crederci fermamente anche quando la  realtà si rivela dura come uno schiaffone. Ma continuare. Perché è giusto credere che nella vita c’è un’altra occasione. A Fabio Venditti, ex giornalista, è successo. E ci ha fatto un film, “socialmente pericolosi”, con Fortunato Cerlino (il boss di “Gomorra”, la serie) e Vinicio Marchioni (“Romanzo criminale”).

Un film a doppio binario.  il primo puramente filmico – ma vero; il secondo, è documentaristico e riprende frammenti delle interviste ai ragazzi dei quartieri spagnoli di napoli che hanno fatto due dossier  del Tg2 andati in onda nel 2013. le parti della sceneggiatura ambientate in carcere sono scritte dagli stessi carcerati, coordinati da Antonio Turco che dirige la Compagnia Teatro Stabile Assai

Il film , come dice Venditti, ha la forza della verità perché è il racconto appassionato di una vicenda vera: l’amicizia tra un giornalista (Fabio  nella realtà, Marchioni nella finzione ) e un camorrista ergastolano (Mario Savio nella realtà, cerlino nel film) , conosciuto in occasione di un reportage che  il giornalista intende realizzare sul carcere di Sulmona, soprannominato il “Carcere dei Suicidi” a causa dell’alto numero di morti suicidi. la vicenda si intreccia con la storia di un gruppo di ragazzi dei Quartieri Spagnoli di Napoli, che Fabio decide di  aiutare fondando una associazione,  “Socialmente Pericolosi”, con il progetto di insegnare il mestiere del cinema e della televisione ai ragazzi, per aiutarli a venire fuori dalla loro realtà senza via di scampo. Il bene nuovo,  dice uno di loro, quando Fabio cerca di coinvolgerli. Nuovo, perché non hanno conosciuto altro che delinquenza e violenza, droga e prepotenza.

Non sarà tutto rose e fiori , l’amicizia tra il boss e il giornalista sarà tradita, i ragazzi – quando all’allora direttore del tg2,  Marcello Masi viene l’idea  di fare un film sulla loro esperienza – diventano diffidenti : che ci guadagna lui – Fabio – che non è uno dei “nostri”?  la vecchia scuola della sopraffazione ritorna.
Ma il film non abbandona mai l’idea che una redenzione sia possibile. Per alcuni ragazzi in effetti ci sarà. “Socialmente pericolosi” sembra dirci che il coraggio è l’arma più potente . Ma anche – come dice Venditi – un certo spirito eversivo.  Il suo.

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