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L’allarme del Papa: il populismo porta al totalitarismo


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-di ANTONIO MAGLIE-

Il messaggio è molto chiaro e viene dall’unico vero leader politico dotato di capacità di analisi critica: Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco. La sostanza è semplicissima: il populismo, la rincorsa più che dei sentimenti dei risentimenti popolari fatti lievitare attraverso un’abile e mistificatoria propaganda, porta direttamente ai totalitarismi, alla ricerca dell’uomo forte, all’illusione che vi sia qualcuno che con un colpo di bacchetta magica e con la rinuncia da parte nostra ai diritti di libertà, alla democrazia, possa rimettere le cose a posto.

Messaggi che abbiamo conosciuto, direttamente: il duce che faceva arrivare i treni in orario, che ci consentiva di dormire con la porta di ingresso aperta, che scovava immediatamente ladri e stupratori come Girolimoni che in realtà fu la vittima sacrificale della retorica di regime, che garantiva l’eliminazione della corruzione che era, in effetti, il tratto caratterizzante del fascismo, a cominciare, come si disse e si apprestava a denunciare Giacomo Matteotti, dai parenti più stretti dell’uomo della Provvidenza e via continuando con amenità di questo genere, totalmente infondate, palesemente false (i fake non sono il frutto della modernità ma, al limite, di un modo di fare politica).

L’analisi del Papa riecheggia quella compiuta da Zygmunt Bauman all’indomani della vittoria di Trump (che non a caso Bergoglio aspetta “al varco”: “Vedremo che cosa succede. Spaventarsi o rallegrarsi ora sarebbe una grande imprudenza, sarebbe essere profeti di calamità o di benessere, che potranno non verificarsi. Vedremo che cosa farà, e lo valuteremo”) per il quale il rischio è che la medicina scelta per curare il male (la globalizzazione cinica e per molti aspetti bara, la perdita di diritti e di certezze, l’ineguaglianza galoppante, la miseria dilagante, la marginalizzazione economica e politica della classe media) sia decisamente peggiore del male.

D’altro canto, il mito dell’uomo forte sembra affascinare i populisti, tanto quelli dichiaratamente di destra (Le Pen, Salvini, Petry, Wilders) quanto quelli che si nascondono all’interno di una marmellata in cui ci si dichiara al di sopra di destra e sinistra senza scoprire nuovi valori ideali ma semplicemente annullando quelli vecchi e tradizionali come ha spiegato su questo blog Edoardo Crisafulli. Beppe Grillo, d’altro canto in una intervista al “Journal du dimanche” ha sostenuto che “la politica internazionale ha bisogno di uomini forti”, cioè di gente come Trump e Putin gratificato con la qualifica di grande stratega internazionale: “È quello che dice le cose più sensate in politica estera” (ma è anche quello che si riannette la Crimea in aperto dispregio delle regole internazionali ma questo per il comico non conta).

Il capo-padrone del Movimento 5 stelle ha smentito l’intervista puntando il dito accusatorio (ne ha sempre uno disponibile: in fondo ne ha dieci) contro il traduttore (chiamato “traditore”) ma, parole ufficiali a parte, che l’idea di democrazia di Grillo sia piuttosto malata emerge dal modo in cui gestisce il suo partito che dalla democrazia diretta è passato alla democrazia autocratica con tanto di culto della personalità del “garante”. Sinceramente, le analisi di Bergoglio ci sembrano più serie e condivisibili. Dice il Papa: “Per me l’esempio più tipico del populismo, nel senso europeo, è il ’33 tedesco. La Germania distrutta cerca di alzarsi, cerca la sua identità, cerca un leader che gliela restituisca: c’è un giovane che si chiama Hitler e dice ‘io posso’. E tutta la Germania vota Hitler. È stato votato dal suo popolo, e poi lo ha distrutto. Questo è il pericolo. In tempi di crisi non funziona la ragione, cerchiamo un salvatore che ci restituisca l’identità e ci difendiamo con i muri”. E ai rischi del sonno della ragione anche altri che hanno conosciuto quel passato, hanno fatto riferimento.

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1 Commento su L’allarme del Papa: il populismo porta al totalitarismo

  1. Sarò ripetitivo, ma condivido e sottoscrivo ogni parola. Grazie!

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