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Gentiloni come Renzi: banche premiate, poveri dimenticati


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-di MAURIZIO BALLISTRERI-

E’ del tutto evidente come il governo Gentiloni stia proseguendo sulla scia delle politiche economiche e sociali di quello presieduto da Renzi, travolto dal risultato referendario. Anche questo esecutivo ha messo al primo posto la tutela delle banche e dei banchieri, stanziando ben 20 miliardi per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena e di altri istituti di credito, tra i quali Banca Etruria. E’ sconcertante l’enorme scarto tra le risorse impegnate per le banche e quelle per le politiche sociali, a onta dell’appartenenza al campo della sinistra riformista da parte del Pd, ormai tracimato nel mondo neoliberista e monetarista europeo, come molti partiti del cosiddetto “socialismo europeo” del Pse. Dunque, per le banche salvataggi, senza l’invocazione all’austerity merkeliana, al pareggio di bilancio inserito in Costituzione e ai rigori dei parametri europei, senza alcuna sanzione per i banchieri responsabili dei disastri; briciole invece, per il contrasto alla povertà, per l’inclusione sociale, per asili-nido e scuole a tempo pieno soprattutto nelle aree più povere in cui sono quasi del tutto assenti, per i servizi alle persone non autosufficienti, come testimonia il miliardo scarso stanziato nella legge di Stabilità per l’istituzione di un Reddito di inclusione (Rei) a favore di chi si trova in povertà assoluta, un settimo di quanto sarebbe necessario per portare sopra la soglia della povertà assoluta il milione e 582 mila famiglie (ben 4 milioni e 598 mila persone) che si trovano al di sotto.

Eppure in Italia c’è bisogno di una seria stagione di politiche sociali, al di fuori della logica renziana del bonus finalizzata allo scambio politico con il consenso elettorale, con il paradosso rappresentato dalle dichiarazioni di Berlusconi: “Occorre istituire il reddito di cittadinanza per dare una risposta concreta a tutti i cittadini che vivono una condizione di povertà”; siamo oltre il paradigma delle “Due destre” definito dal sociologo Marco Revelli, qui è la destra che sostituisce la sinistra! Tornano alla mente, a tal proposito, le parole di un grande statista ed economista liberale, sensibile al tema dell’equità, Luigi Einaudi, che nelle sue “Lezioni di politica sociale” ammoniva: “Si tratta di far giungere per vie diverse ed adatte a far sì che ogni uomo vivente in una società sana disponga di un certo minimo di reddito”.

Ma il governo appare insensibile sulle politiche sociali e miope dal punto di vista economico, poiché al tempo della deflazione conclamata l’istituzione del reddito di inclusione (o se si preferisce, secondo i Cinquestelle, di cittadinanza), avrebbe un effetto positivo sull’economia, con evidenti ricadute sull’aumento dei consumi e, quindi, della produzione e dell’occupazione, consentendo, anche, di contrastare quella che, con troppa semplificazione culturale, si definisce populismo e che è, in realtà, disaffezione per la partecipazione politica ed estraneità per un bene comune che è divenuto, troppo spesso, privilegio di poche, pochissime persone del nostro Paese.

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