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Jan Palach ovvero immolarsi per la libertà


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-di STEFANIA CONTI-

Il ragazzo non ha ancora 21 anni. Sale le scale che portano alla biblioteca nazionale. Si cosparge di benzina e si da fuoco. Jan Palach muore così, in un freddo pomeriggio dell’inverno praghese. E’ il 16 gennaio 1969 e Jan (morirà tre giorni dopo), col suo gesto, grida al mondo una parola proibita: libertà.

La Cecoslovacchia è sotto il tacco sovietico da agosto, quando l’armata rossa è andata a portare “l’aiuto fraterno” contro “ i reazionari”. Nell’anno precedente, il 1968, la contestazione giovanile ha attraversato mezzo mondo e qualche idea di libertà è riuscita a penetrare anche nella cortina di ferro, quella parte dell’Europa controllata dall’Unione Sovietica, germogliando a Praga grazie ad Alexander Dubcek : durante il suo governo, durato solo pochi mesi, concede maggiori diritti civili ai cittadini, allenta la censura sulla stampa e sui vari movimenti politici. Sarà chiamata la primavera di Praga, ma per Mosca è troppo. Dopo otto mesi i carri armati con la Stella Rossa arrivano in quella piazza San Venceslao che era il simbolo di Praga.

La popolazione è impaurita e rassegnata. C’è già stata l’invasione dell’Ungheria nel 1956. I cecoslovacchi sanno cosa significa andare contro il “fratelli” sovietici. Si spera in un aiuto dei paesi occidentali. Ma c’è la guerra fredda e nessuno – in Europa e negli Usa – vuole rischiare una terza guerra mondiale. Il costo è troppo alto.

Ma a Praga non tutti chinano la testa. Jan Palach è uno studente e come altri studenti vuole fare qualcosa, ribellarsi all’invasione, mandare un segnale al mondo. Prima di darsi fuoco, ha gettato lontano da sé il suo zainetto. Dentro sarà trovata una lettera. “Abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo”, scrive. “Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana”.

Altri, infatti, s’immolarono come lui, almeno sette.

Jan diventa più di un eroe, diventa un simbolo. Il suo – fu notato – non è un gesto di disperazione, è un’offensiva.

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1 Commento su Jan Palach ovvero immolarsi per la libertà

  1. Bellissimo pezzo per non dimenticare!
    Perchè il gesto di Jan Palach che si dà fuoco, tipica protesta dei monaci buddisti, è così attuale. Gesti estremi, recenti e passati.
    Dal suicidio del tunisino Mohammed Bouazizi, che ha innescato la “rivoluzione dei gelsomini”, a quello di Alain Escoffier, immolatosi a Parigi, davanti all’Aerflot, l’agenzia aerea sovietica, per protestare contro le dittature comuniste. Anche se le fiamme di protesta non sono prerogativa maschile. Dalle streghe ai giorni nostri. All’ospedale di Herat (Afganistan) giungono numerose donne arse vive, per amore, per gelosia, per liberarsi semplicemente dalla condizione di essere donna.
    Bibi Trabucchi

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