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Gentiloni incalzato da Bruxelles e Germania


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-di SANDRO ROAZZI-

L’anno inizia come da consolidato copione: Bruxelles ricomincia ad incalzare il Governo italiano e si paventa la esigenza di una manovra aggiuntiva, poco sopra si vocifera 3 miliardi di euro. Il tira e molla del 2016 riprende imperterrito insomma con Piercarlo Padoan chiamato a metterci una pezza e Renzi stavolta alla finestra (del Pd). E poi si dice che le sconfitte (vedi referendum e seguito politico) non si pagano. Si pagano, si pagano. Anzi le pagano gli italiani perché è indubbio che le eventuali risorse da trovare non potranno che venire da loro. Sia che si ricorra a quella spada di Damocle dell’Iva malgrado i solenni giuramenti andati (nel senso anche letterale del termine), sia che di riduca il monte-agevolazioni fiscali attuale, sia che si proceda a qualche improbabile taglio di spesa. La questione però non è di ordinaria amministrazione.

Lo dimostra ad esempio il crescere polemico della Germania nei nostri confronti nell’anno delle loro elezioni. L’Europa potrebbe essere insomma alla vigilia di nuove tensioni che finirebbero per condizionare e non poco l’ andamento della nostra economia. Si pensi solo alla possibilità che la… diga eretta da Draghi con il famoso QE, con relativa liquidità accompagnata da tassi di interesse ai minimi, cominci a cedere ed il costo del denaro torni sia pur cautamente a salire. Potrebbe determinarsi in breve tempo una gelata economica e sui conti pubblici che ricaccerebbe verso zone limitrofe alla stagnazione la nostra economia. Per giunta con l’aggravante che la questione banche resta ancora aperta, con segnali di protezionismo crescente, ma soprattutto con il rischio di restare isolati politicamente nel vecchio Continente, alimentando spinte anti-euro.

Se infatti l’inflazione riprenderà a crescere, lo sta già facendo in Germania in modo vivace, la strategia Bce sarà nuovamente rimessa in discussione. L’ombrello Draghi insomma potrebbe cominciare a fare… acqua con prospettive non tranquillizzanti per i Paesi più esposti e fragili. Il nuovo Governo non ha dunque un compito semplice e potrebbe smarrirsi nel labirinto di problemi internazionali e interni proprio in quanto non ha nelle sue corde velleità strategiche.

Nel frattempo la situazione italiana segna il passo. Si prendano i dati conclusivi dell’inflazione 2016 che si chiude con un melanconico, prima ancora che deflazionistico, -0,1%. Certo dicembre sul mese dell’anno precedente segna un progresso dello 0,5% e l’inflazione di fondo (esclusi i prodotti energetici ed i beni alimentari freschi) resta positiva con uno 0,5% (ma nel 2015 era +0,7%). Ma questo andamento fa presumere che i consumi continueranno a faticare e che le diseguaglianze sociali giocheranno un peso negativo non marginale. Si consideri il rapporto fra prezzi dei servizi e quello dei beni, tutto sbilanciato a favore dei primi (+0,9% contro un +0,1%) ed il come si è determinato. Si vedrà che l’andamento principale è dovuto alle oscillazioni del petrolio su energia e trasporti, nonché ad alcuni scatti all’insù di voci isolate come quelle del trasporto aereo (+15,7%) e del turismo.

Non vi è insomma un procedere lineare che faccia pensare ad una evoluzione dei consumi corrispondente realmente ad una nuova fiducia dei consumatori nel futuro. Invece pare proprio che ci si attesti sull’essenziale: i prezzi dei beni con alta frequenza di acquisto sono cresciuti in un anno dell’1%, quelli a media e bassa frequenza non vanno oltre lo 0,3%. E non è tutto: le famiglie con minore capacità di spesa registrano un esito negativo nel 2016 dello 0,5%. Quelle con maggiore capacità di spesa viceversa sono in territorio positivo sia pure con uno striminzito +0,1%. Le distanze restano mentre tutto si muove tuttora condizionato dalla incertezza. Uno scenario che non dovrebbe lasciare tranquilli specie in un frangente nel quale la rappresentanza degli interessi conosce ormai da tempo una crisi non indifferente. Per ora senza soluzioni convincenti.

-di SANDRO ROAZZI-

L’anno inizia come da consolidato copione: Bruxelles ricomincia ad incalzare il Governo italiano e si paventa la esigenza di una manovra aggiuntiva, poco sopra si vocifera 3 miliardi di euro. Il tira e molla del 2016 riprende imperterrito insomma con Piercarlo Padoan chiamato a metterci una pezza e Renzi stavolta alla finestra (del Pd). E poi si dice che le sconfitte (vedi referendum e seguito politico) non si pagano. Si pagano, si pagano. Anzi le pagano gli italiani perché è indubbio che le eventuali risorse da trovare non potranno che venire da loro. Sia che si ricorra a quella spada di Damocle dell’Iva malgrado i solenni giuramenti andati (nel senso anche letterale del termine), sia che di riduca il monte-agevolazioni fiscali attuale, sia che si proceda a qualche improbabile taglio di spesa. La questione però non è di ordinaria amministrazione.

Lo dimostra ad esempio il crescere polemico della Germania nei nostri confronti nell’anno delle loro elezioni. L’Europa potrebbe essere insomma alla vigilia di nuove tensioni che finirebbero per condizionare e non poco l’ andamento della nostra economia. Si pensi solo alla possibilità che la… diga eretta da Draghi con il famoso QE, con relativa liquidità accompagnata da tassi di interesse ai minimi, cominci a cedere ed il costo del denaro torni sia pur cautamente a salire. Potrebbe determinarsi in breve tempo una gelata economica e sui conti pubblici che ricaccerebbe verso zone limitrofe alla stagnazione la nostra economia. Per giunta con l’aggravante che la questione banche resta ancora aperta, con segnali di protezionismo crescente, ma soprattutto con il rischio di restare isolati politicamente nel vecchio Continente, alimentando spinte anti-euro.

Se infatti l’inflazione riprenderà a crescere, lo sta già facendo in Germania in modo vivace, la strategia Bce sarà nuovamente rimessa in discussione. L’ombrello Draghi insomma potrebbe cominciare a fare… acqua con prospettive non tranquillizzanti per i Paesi più esposti e fragili. Il nuovo Governo non ha dunque un compito semplice e potrebbe smarrirsi nel labirinto di problemi internazionali e interni proprio in quanto non ha nelle sue corde velleità strategiche.

Nel frattempo la situazione italiana segna il passo. Si prendano i dati conclusivi dell’inflazione 2016 che si chiude con un melanconico, prima ancora che deflazionistico, -0,1%. Certo dicembre sul mese dell’anno precedente segna un progresso dello 0,5% e l’inflazione di fondo (esclusi i prodotti energetici ed i beni alimentari freschi) resta positiva con uno 0,5% (ma nel 2015 era +0,7%). Ma questo andamento fa presumere che i consumi continueranno a faticare e che le diseguaglianze sociali giocheranno un peso negativo non marginale. Si consideri il rapporto fra prezzi dei servizi e quello dei beni, tutto sbilanciato a favore dei primi (+0,9% contro un +0,1%) ed il come si è determinato. Si vedrà che l’andamento principale è dovuto alle oscillazioni del petrolio su energia e trasporti, nonché ad alcuni scatti all’insù di voci isolate come quelle del trasporto aereo (+15,7%) e del turismo.

Non vi è insomma un procedere lineare che faccia pensare ad una evoluzione dei consumi corrispondente realmente ad una nuova fiducia dei consumatori nel futuro. Invece pare proprio che ci si attesti sull’essenziale: i prezzi dei beni con alta frequenza di acquisto sono cresciuti in un anno dell’1%, quelli a media e bassa frequenza non vanno oltre lo 0,3%. E non è tutto: le famiglie con minore capacità di spesa registrano un esito negativo nel 2016 dello 0,5%. Quelle con maggiore capacità di spesa viceversa sono in territorio positivo sia pure con uno striminzito +0,1%. Le distanze restano mentre tutto si muove tuttora condizionato dalla incertezza. Uno scenario che non dovrebbe lasciare tranquilli specie in un frangente nel quale la rappresentanza degli interessi conosce ormai da tempo una crisi non indifferente. Per ora senza soluzioni convincenti.

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