Quel Leonardo in un baule che vale 15 milioni


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-di FEDERICA PAGLIARINI-

E’ stato scoperto, quasi per caso, un disegno di Leonardo dal direttore della casa d’aste Tajan, a Parigi. Il suo nome è Thaddé Prate e gestisce la sezione di opere antiche della casa d’asta.

Il ritrovamento è avvenuto precisamente a marzo scorso, ma la notizia è stata resa nota solo in questi giorni, a causa degli studi che sono stati fatti per accertarne l’autenticità. Prate ha avuto il prezioso disegno dal suo ex medico insieme ad altri quattordici, ricevuti in eredità dal padre. Il soggetto rappresentato è un San Sebastiano. Il medico ne rimase colpito e anche Prate lo fu. Capì che aveva davanti un disegno molto interessante. Il santo è raffigurato legato ad un albero, con il busto che sporge un po’ in avanti. La tipica iconografia del san Sebastiano. Per fare un esempio, basti ricordare quella di Mantegna, con il santo legato ad un tronco e le frecce che gli trafiggono il corpo. Ma la cosa ancora più interessante di questo piccolo disegno, era il recto. Disegni scientifici erano stati impressi sulla carta. In particolare sono gli studi che Leonardo faceva sulla luce delle candele completandoli con delle annotazioni.

Gli studiosi interpellati per spiegare questo enigma sono stati molti. Ricordiamo i due più importanti: Patrick de Bayser, un commerciante d’arte indipendente e Carmen Bambach, che è la massima esperta di disegni antichi e spagnoli a New York. Tutti hanno confermato la paternità leonardiana. Farebbe parte di una serie di otto disegni che raffigurano il San Sebastiano che Leonardo aveva catalogato nel “Codex Atlanticus”. Questo codice è una delle più grandi raccolte di disegni e scritti del maestro comprendente più di mille fogli, conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano.

Tra gli otto disegni del santo, che Leonardo cita nel codice, solo due ne sono stati trovati fino ad oggi: uno conservato ad Amburgo, l’altro a Bayonne in Francia.

Bayser mise in evidenza come l’ultimo disegno scoperto fosse stato realizzato in modo opposto a quello conservato ad Amburgo. Inoltre era stato eseguito da un mancino; e Leonardo era mancino. Il disegno di fresca scoperta è stato raffigurato da sinistra e quello di Amburgo dal lato destro. E non c’è da stupirsi, visto che Leonardo era solito fare diversi studi prima di arrivare alla versione definitiva dell’opera. Un caso è il quadro, ora al Louvre, “Sant’Anna, la Madonna e il Bambino con l’Agnello” (1503-1519). Di tale dipinto, sono stati fatti numerosi disegni e studi, di cui il più famoso è il “Burlington House Cartoon”, considerato un’opera vera e propria per l’uso sapiente della biacca che restituisce i chiari e gli scuri.

Si è ipotizzato che il nuovo arrivato sia una sorta di step successivo di quello di Amburgo, dato che sono stati usati due inchiostri e non uno. La cosa che rimane misteriosa, e su cui bisognerà approfondire, è capire come il piccolo disegno sia arrivato nelle mani di questo medico che, pare, lo abbia trovato nella soffitta di casa, dentro un baule ereditato dal padre, appassionato bibliofilo.

La datazione è stata fissata intorno al 1482-1485, quindi durante il periodo milanese e nello stesso arco temporale della “Vergine delle rocce”.

Dopo gli studi è stato incorniciato e posizionato su un cavalletto. La stima è da capogiro: 15 milioni di euro. Il Metropolitano Museum di New York non sembra interessato a comprarlo per il momento. Si pensa invece che possa essere acquistato da qualche museo francese.

Dal 2000, è il primo Leonardo che viene ritrovato. L’ultimo disegno a lui attribuito era stato offerto dalla casa d’asta inglese “Sotheby” e raffigurava degli studi su Ercole e Cariddi.

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Tutta questa vicenda è sicuramente una scoperta straordinaria, tenendo conto che i disegni e gli studi su carta di Leonardo sono tantissimi, molti di più dei quadri. Sappiamo infatti che l’artista era molto più propenso agli studi scientifici, geologici ed urbanistici. Non perché fosse incapace a dipingere, anzi, era tutto il contrario (il suo “sfumato” ne è la prova). Era sostanzialmente molto lento e possiamo dire “pigro” nella realizzazione delle opere. Da testimonianze scritte, ci è stato tramandato un fatto esplicativo, e sarà così per tutte le sue tele. Il “Cenacolo”, realizzato per il convento di Santa Maria delle Grazie, ebbe una realizzazione lunghissima. I frequentatori del posto vedevano lavorare Leonardo un giorno e poi assentarsi per settimane. Solo quando si sentiva ben disposto artisticamente si metteva al lavoro. E questo comportamento gli portò non pochi guai. Basti pensare alle accuse mosse dai frati committenti della “Vergine delle rocce”, o alla lunghissima gestazione della “Sant’Anna, la Madonna e il Bambino con l’Agnello” citata poco sopra. Anche questo disegno di San Sebastiano, potrebbe essere stato uno studio per qualche opera, non sappiamo se commissionata da qualcuno o meno. Poi, per motivi sconosciuti, la tela non venne mai realizzata. Purtroppo anche in questo caso, esistono troppe lacune. Non abbiamo molti documenti che attestano contratti di opere e per tante si possono fare solo congetture. Rimane il fatto che la scoperta è sensazionale. Speriamo in futuro di poterlo ammirare in qualche mostra.

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