Moody’s patteggia: gonfiava i rating ma dà ancora “pagelle”


A screen displays Moody's ticker information as traders work on the floor of the New York Stock Exchange

-di ANTONIO MAGLIE-

Da un paio di giorni il dibattito sui problemi dell’Italia è monopolizzato dalla decisione della più piccola delle agenzie di rating, la Dbrs canadese, di toglierci l’ultima “A” di cui il debito italiano si poteva vantare. La cosa avrà un effetto immediato perché le banche italiane, che già non godono di buona salute, subiranno un danno calcolabile in cinque miliardi. Cosa seria. Certamente. Ma il problema è anche la serietà (o affidabilità) di chi incide con queste decisioni sulle nostre esistenze decidendo che siamo più deboli e meno credibili perché non abbiamo approvato la riforma costituzionale presentata dall’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi (che in tutto questo non può sottrarsi dall’assunzione di una qualche responsabilità, cosa che evidentemente non intende fare tanto è vero che preferisce tacere e, semmai, lavorare nell’ombra per andare al più presto alle elezioni anticipare per evitare che ci si dimentichi troppo di lui e si sa, il potere logora chi non ce l’ha).

Che l’Italia sia strutturalmente debole è un dato di fatto; che abbia accumulato un deficit di credibilità internazionale a causa di una classe politica nel suo complesso non molto affidabile è un altro dato difficilmente contestabile. Ma poi resta da stabilire la terzietà e l’autorevolezza di chi si impanca, distribuisce giudizi e pagelle che impattano sulle nostre tasche. Perché mentre l’agenzia canadese comunicava al mondo finanziario le sue decisioni sul nostro debito, negli Stati Uniti Moody’s, consorella decisamente più grande e nota, non potendo schivare l’accusa di aver “gonfiato” i rating dei mutui ipotecari rischiosi negli anni della “bolla”, ha deciso di patteggiare e si è assunta l’onere di pagare una multa da 864 milioni di dollari. E, allora, la domanda è inevitabile: possono le nostre vite dipendere dai giudizi di chi i giudizi li ha palesemente falsificati contribuendo a creare “bolle speculative” che poi, una volta esplose, hanno lasciato molti in mutande?

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