Guantanamo: il volto disumano della lotta al terrorismo


guantanamobay_450x300

-di GIULIA CLARIZIA-

“Remember, these are- the ones in Guantanamo Bay are killers”. Ricordate, questi qui, a Guantanamo Bay, sono assassini. Così disse l’ex presidente G.W. Bush jr. durante un’intervista nel 2002.

15 anni fa, presso la Baia di Guantanamo sull’isola di Cuba, venne istituita una prigione statunitense per gli accusati di terrorismo. Lì infatti, era presente, e c’è ancora, una base navale americana.

Dopo l’11 settembre del 2001, “the war on terror” per dirla con gli americani, era la prima preoccupazione della Casa Bianca.

Alcuni lo chiamano “valido motivo”, altri “pretesto”, quello che è certo è che gli USA sono passati all’attacco preventivo. Il 7 ottobre 2001, è iniziata la guerra in Afghanistan contro i Talebani e contro l’associazione terroristica Al-Quaeda, guidata da Osama Bin Laden, il ricercato numero uno.

I prigionieri catturati in questo contesto e considerati collegati ad attività terroristiche, dall’11 gennaio del 2002, furono destinati a volare per Cuba, con il mitra puntato, bendati e legati.

“The battle lab”, così è stata rinominata la prigione. Un laboratorio di guerra, dove i detenuti erano sottoposti a tortura per estorcere informazioni. “Are you of Al-Quaeda?”, “Where is Bin Laden?”- Queste le domande ricorrenti che si sentono nel film documentario Road to Guantanamo, che racconta la storia di un gruppo di amici in viaggio dal Pakistan, catturati per caso dai soldati americani e accusati di atti terroristici seppur innocenti. Dopo essere stati rilasciati nel 2004, hanno deciso di raccontare la loro storia.

Gabbie all’aperto come allo zoo, celle di isolamento, maltrattamenti.

La condizione dei detenuti, che fino ad oggi sono stati circa 800, risulta in palese violazione della Convenzione di Ginevra sul Diritto Umanitario Internazionale e sui Diritti delle Vittime di Guerra, sebbene  l’ex segretario della difesa Donald Rumsfeld abbia dichiarato che essendo loro terroristi (o presunti tali, considerando che molti detenuti si sono trovati lì in attesa di giudizio e poi sono stati dichiarati innocenti), su di  loro non si applica il diritto di guerra, essendo dei combattenti irregolari. Risultano infatti legalmente soltanto “detenuti”, privati così delle garanzie legali che lo status di prigionieri di guerra o di imputati di reati ordinari avrebbe loro garantito.

Negli anni passati, non sono mancate le prese di posizione contrarie alla situazione nei campi di Guantanamo.

Appena dopo l’apertura ufficiale, l’Alto Commissario per i Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, Mary Robinson, ha denunciato le condizioni dei prigionieri.

Un report di Amnesty international del 2006, sottolinea come nel 2005 abbia avuto luogo uno sciopero della fame, ripetuto poi nel 2013, e che molti detenuti denunciavano segni di violenze, di fronte ai quali il governo americano ha sempre negato.

Nel 2006, la Corte Suprema statunitense, in occasione dell’appello di un detenuto ha effettivamente giudicato presente la violazione della Convenzione di Ginevra per le condizioni dei detenuti nel carcere e per le modalità attraverso cui erano giudicati da un tribunale apposito.

Nel 2011, la pubblicazione di documenti segreti riguardanti gli anni dal 2002 al 2008 da parte di wikileaks prova ulteriormente la realtà della situazione.

Oggi il campi di prigionia è ancora aperto, sebbene nel 2008  Barack Obama, dopo essere stato eletto presidente, abbia annunciato l’intenzione di chiuderlo.

Quello della lotta al terrorismo è un argomento delicato, soprattutto in questi mesi in cui l’allerta è tornata a livelli molto alti. Le decisioni che i singoli stati si trovano a dover adottare in situazioni come queste sono complesse, vanno soppesate con intelligenza per capire dove si vuole porre il confine tra la sicurezza nazionale e la tutela della libertà e dignità della persona. La storia di Guantanamo fa riflettere su quanto  sia grossolano dividere il mondo in buoni e cattivi, e ancora di più se lo si fa con pregiudizi. Se questo “Occidente” del mondo davvero condivide dei valori, quelli della democrazia e della libertà dell’individuo, che non li dimentichi, neanche nei momenti in cui rabbia e paura offuscano la mente.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...