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Le mamme, manifesto di pace per tutte le guerre del mondo


di Francesca Vian  

Mio figlio no maiIn occasione della festa della mamma, celebrata oggi in Italia, vorrei dare voce alle mamme ritratte dal vignettista politico Giuseppe Scalarini: non le dimenticò mai, non le abbandonò al loro dolore,  e ne fece anzi un manifesto di coraggio e di pace.

La mamma per Giuseppe Scalarini è la donna piccola ed eroica, che fa da scudo al figlio, alla figlia: interdice il passo alla disumanità della guerra (3 gennaio 1915).  Tiene due piccoli giocattoli sul pavimento: una bambola e una palla, simboli universali del mistero di crescere.  Non sparare 66

La mamma è la voce autentica della coscienza pacifista di ognuno, una voce semplice, netta, non retorica, ma al tempo stessa decisa: “Non sparare” (25 marzo 1921), in questa vignetta tracciata in piena epoca di affermazione fascista.

Non le serve “Il capitale” di Marx per avere una coscienza di classe, per sapere che non cambia nulla da un lato all’altro del fronte. La mamma ritratta dal grande disegnatore mantovano dice la parola “fratelli”, una parola che ci portafratelli lontano, una parola sorella, una voce universale, sposa di tutte le cause, una “parola tremante nella notte, foglia appena nata, nell’aria spasimante involontaria rivolta dell’uomo presente alla sua fragilità. Fratelli” (Giuseppe Ungaretti, Fratelli, 15 luglio 1916, Mariano, presso l’Isonzo). E’ la coscienza del comune destino umano, della “social catena” che tutti ci lega, che la mamma ha scritto nella pietra, perché v’è stato un tempo diverso da questo. Esisteva “una naturale propensione alla pace: i reperti archeologici rivelano, infatti, una civiltà matriarcale dell’Europa antica estremamente pacifica, niente affatto bellicosa, che ha probabilmente scritto alcuni dei più lunghi capitoli di pace della storia dell’umanità. (…) Occorre, in altre parole, fare un balzo indietro di qualche decina diDonna sul cannone migliaia di anni, fino a un’epoca misconosciuta dai libri di storia: un’età in cui l’umanità venerava le molteplici manifestazioni di una Grande Madre Divina. Le donne ne erano incarnazione vivente, e per questa ragione hanno goduto per millenni di un ruolo sociale e di una sacralità difficilmente immaginabili al giorno d’oggi. Ruolo sociale e sacralità successivamente soffocati, calpestati e cancellati dalla memoria della storia. (…)”. (Roby Vian, Ma chi l’ha detto che si balla per gli uomini? La via bioenergetica naturale al femminino sacro, Roma, 2014, Spazio Interiore).

martiriLa mamma è l’angelo di un moderno focolare. Qui Scalarini compie un innesto (per usare una parola a lui cara): nei linguaggi tradizionali della devozione ai martiri, innesta la giovane pianta dell’opposizione al fascismo, ben rappresentata da Giacomo Matteotti, martire attuale (disegno pubblicato il 6 luglio 1924), simbolo di un’epoca di incessanti persecuzioni, che l’angelo del focolare scalariniano non dimentica, non può dimenticare, che Ella fa entrare nella sua casa e nella vita della sua famiglia. E’ l’innesto dell’antifascimo nella pianta di tutte le opposizioni all’ingiustizia della storia, con un richiamo evidente a Cristo, che tante volte Scalarini ritrasse a luminoso simbolo dei perseguitati.

Decreto 1917Il 21 maggio 1921, in questa vignetta di grande forza evocativa, è perseguitata la stessa mamma – “e come potrebbe non esserlo?” (Lidia Pege) – a causa del decreto 1561 del 4/10/1917, che deferiva ai tribunali militari chiunque parlasse contro la guerra. E’ uno stato così debole nella sua balorda trama di morte, che “Guai a chi parla!”. Dopo avere sbagliato tutto, ha il coraggio di accusare di “disfattismo” coloro a cui ha sottratto tutto. Il disfattismo è l’ultima sarcastica invenzione di chi non sa più come tenere insieme i pezzi di una guerra “maledetta”, pezzi che si “disfano” da soli: ma la mamma di Scalarini è più alta del carabiniere, la sua ombra lo copre, perché non esistono decreti, “misure di polizia, restrizioni di libertà, mezzi inquisitoriali, capaci di arrestare il corso di un’Idea” (Pietro Nenni a Benito Mussolini, 7 gennaio 1923). Socialismo

Scalarini a questa ultima vignetta ha attribuito di certo un significato diverso, ma non si offenderà (spero) se, più di cento anni dopo (1 maggio 1913), mi sembra la vittoria di ciò che avrebbe voluto la mamma (quella mamma che – grazie alle sue vignette – è stata finalmente rappresentata da qualche parte) su tutti i dogmi della società maschilista (si leggono i confini, il capitalismo, il militarismo, la guerra, la proprietà privata; si vedono i troni, gli scettri, le spade, la corona reale, le armi). L’Idea della mamma condotta in prigione per avere maledetto la guerra, di quella che sale sopra la pistola, l’Idea di tutte queste mamme – alla fine – vince… edifica l’umanità vittoriosa sopra i resti delle ingiustizie di ieri. Baciata da uno splendido sole e da una lieve brezza, fa ondeggiare la bandiera bianca della “social catena”, una bandiera senza simboli: il simbolico è tutto sotto le sue scarpe, nelle icone funeste da dimenticare.

Le immagini di Scalarini sono tratte da scalarini.it e da “Le immagini del socialismo”. francescavian@gmail.com

Non sparare 66

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5 Commenti su Le mamme, manifesto di pace per tutte le guerre del mondo

  1. Luisa Ruvoletto // 8 maggio 2016 alle 16:39 // Rispondi

    Davvero stupendo questo pezzo di Francesca Vian. L’augurio più bello che io abbia sentito oggi nei confronti della mamma, quello di essere promotrice di vita, come rappresentato in queste splendide vignette di Scalarini. Grazie.

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  2. Felice Vian // 9 maggio 2016 alle 8:43 // Rispondi

    Molto bella, opportuna e doverosa questa rievocazione del valore della mamma di 100 anni fa di Francesca. anche perché i libri di storia non ne parlano. Come sempre colpisce nel segno. Molto diverse le rievocazioni attuali, spesso mirate ad alimentare il consumismo

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  3. Bellissimo, disegni e commenti, doveroso di questi tempi ripescare dagli archivi certe immagini e farle circolare!

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  4. A proposito di grande dolore delle madri determinato dalla guerra, mi viene in mente una storia drammatica più volte raccontata dai miei genitori e confermata da altri del vicinato. Una signora residente in un comune vicino aveva 7 figli, tutti chiamati alle armi nella guerra 1915-18. Progressivamente ha ricevuto i telegrammi con l’avviso di morte, al settimo è morta sul colpo anche lei.

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  5. Commovente e bellissimo questo articolo, che , davvero, è un manifesto di pace contro tutte le guerre.
    E’ grande la sensibilità di Giuseppe Scalarini, che stiamo conoscendo sempre di più, grazie a Francesca Vian. La tragedia della guerra è ben rappresentata attraverso queste vignette, che hanno come protagonista la donna madre, moglie, sorella.
    Grazie a Francesca Vian.

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